Venerdì, un libro e impertinenze

10 Agosto 2012

Ancora uno di quei libri che non cerchi, e forse sono loro a trovarti. E’ anche uno di quei libri che non leggi in una volta, ma ne prendi un assaggio ogni tanto. Io, ad esempio, non leggo (quasi) mai solo un libro alla volta. Ne ho diversi in giro, sul comodino, o in borsa, che non si sa mai ci sia da attendere o fare la coda da qualche parte. C’è il libro che leggo in modo “continuativo”, ogni volta che ho due minuti di tempo, o d’un fiato quando è proprio bello e vado avanti finché non la vince il sonno, poi ci sono i libri illustrati, che qualcuno tra le mani passa sempre. Questi li sfoglio, li leggo, li riprendo per una sola frase, per un dettaglio. Mi sono soffermata ieri proprio su un dettaglio di un libro illustrato, le cui pagine avevano tutte una cornice bianca. In una di queste, un barattolo di vernice era un elemento di poco conto sulla parte bassa del disegno, ma da questo barattolo usciva della pittura che gocciolava nella cornice bianca, lasciata immacolata in ogni altra pagina del libro. Dettagli così, ad esempio. Poi c’è il libro, generalmente un saggio, che leggo un po’ alla volta, saltando anche qualche pagina o qualche capitolo che non mi interessa, prendendo appunti se qualcosa mi colpisce particolarmente, ed è un ottimo intermezzo quando ho finito un romanzo e devo aspettare per iniziarne un altro, perché mi dispiace che la storia sia giunta ad una conclusione, e un po’ mi gira ancora in testa.

“In una notte di luna vuota” è uno di questi saggi che prendi e riprendi, che non leggi neanche tutto, ma alcune parti le leggi e le rileggi più volte. Infatti tutto non l’ho letto, ma alcune pagine le ho consumate. “Educare pensieri metaforici, laterali, impertinenti” è la promessa di questo volume “dedicato soprattutto a educatori e formatori”.  Ma la creatività, come si genera, come si nutre, è uno degli argomenti che più mi interessano, quindi molto adatto a me, anche se non educatrice di professione, non nel senso letterale del termine.

In questo libro ho trovato spunti e ispirazioni sul pensiero laterale, ma mi sono soffermata soprattutto sulle impertinenze (la parola non attira già da sola?). Pertinente, dal latino pertinere, è ciò che “appartiene a”, e quindi ciò che è adatto, adeguato o, scolasticamente parlando, giusto. Ma l’essere pertinente è strettamente collegato ad un limite, oltre il quale vi è invece l’errore per alcuni, la trasgressione o la sperimentazione per altri, a seconda dei punti di vista. Il limite con il tempo cambia, i margini si dilatano, e ciò che era impertinenza ieri può non esserlo più oggi. Questo limite, secondo il filosofo-architetto Piero Zanini, può diventare un “altro spazio” in cui “compiere un’esperienza di apprendimento oltre le abitudini”. L’impertinenza è aprirsi all’imprevedibilità in uso del linguaggio, comportamento, atteggiamento, con modalità e applicazioni le più disparate. Secondo il semiologo spagnolo Luis Prieto, è pertinenza “il legame culturale che c’è tra un oggetto, il suo nome, la sua funzione convenzionale”, ben rappresentata dall’insegnamento del linguaggio al bambino. Ma vediamo invece, presente nel libro e riassunto (un po’ adattato) da me, un esempio di impertinenza.

Un cucchiaio di legno serve in cucina per mescolare il ragù, o il soffritto. Però posso anche trasformare questo cucchiaio in un pupazzo disegnandogli sopra una faccina che ride, o farlo diventare una catapulta sparanoci con l’aiuto di una molla e qualche pezzo di legno. Se invece lo stendo e dipingo la parte concava di blu, incollando poi sul bordo qualche alberello di carta, ecco allora che ho un laghetto. E se riprendo lo stesso oggetto ripulito, ora cos’avrò? Non più un cucchiai di legno, ma un lago prosciugato.  Ecco quindi che la nostra conoscenza è parziale, poiché non si riferisce mai alla globalità delle cose, ma all’interpretazione che ne facciamo, e che dipende dalla situazione, dal momento, ed altri elementi di soggettività. Questa è l’ermeneutica, interpretazione.

Capiamo ora il titolo del libro, perché una luna piena potrà essere nuova in un mondo convenzionale, ma qui non può che essere vuota.

In una notte di luna vuota, Marco Dallari, Edizioni Erickson

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