Venerdì, un libro e l’invisibile nella nostra vita

30 Novembre 2012

A maggio 2011 Amazon annunciava che negli Stati Uniti la vendita di libri elettronici aveva superato la vendita di libri cartacei, ad agosto di quest’anno la stessa cosa è successa in Gran Bretagna.

Mi è recentemente capitato tra le mani questo libro, scritto da Neil Gershenfeld, direttore del Center for Bits and Atoms al MIT di Boston. E’ considerato uno degli scienziati più innovativi degli Stati Uniti, e in questo libro racconta come la tecnologia digitale potrà entrare (o è già entrata) nelle nostre vite. Ogni capitolo è dedicato ad un argomento diverso e uno, guarda caso, parla proprio del futuro del libro. Non solo, afferma addirittura che “il futuro dell’informatica sta nel libro”.

Posso anche sbagliarmi, ma leggendolo mi sembra di capire che questo scienziato nutre un forte amore per i libri in generale, e un debole per i libri stampati. Racconta con trasporto di un angolo della biblioteca Widener di Boston, del pavimento consumato dai lettori e scrittori che lì si sono fermati, e lo scorrere delle schede di un catalogo, che fa ” trasformare una banale ricerca in una corsa sfrenata attraverso i sedimenti della saggezza umana, e restarvi finché la fame o il buio vi costringono a interromperla”.

Mi è piaciuto molto il raffronto tra l’innovazione di Gutenberg, che ha rivoluzionato la stampa attraverso i caratteri mobili, e il libro elettronico, dove è l’inchiostro che si sposta anziché i caratteri.

La cosa che però mi è rimasta più impressa, è l’idea di libro elettronico descritta dall’autore. Potrebbe essere un lettore ebook di quelli che vediamo sempre più spesso in giro, ma ho trovato interessante l’idea di libro cartaceo, da sfogliare, il cui testo si trasforma e cambia.

Fogli di carta ricoperti con particelle microincapsulate ed elettrodi possono essere assemblati in un libro, con elementi elettronici di controllo inseriti nel dorso. L’aspetto e l’approccio sarebbero quelli di un libro qualsiasi, essendo gli ingredienti gli stessi: carta e inchiostro. La sola differenza sarebbe la possibilità di questo libro di cambiare. Dopo averlo letto, potreste scaricare nuovi contenuti attraverso la rilegatura.

Che fine ha fatto questo libro? Che non sia nato perché non è né carne né pesce, perché se lo scelgo di carta, un libro, che sia un libro tradizionale, altrimenti meglio un ebook reader? Mi piacerebbe però sapere qual è stato il percorso di questa idea, e dov’è finita.

Ho ripensato al confronto tra libro di carta e libro elettronico, e raccolto un po’ di pensieri a riguardo:

  • Gersheld afferma che il libro digitale è economicamente più accessibile rispetto a quello di carta, il che rappresenta un punto a favore del primo. Sono d’accordo, in teoria, ma mi domando se chi non può permettersi libri cartacei possa invece permettersi un lettore di ebook. L’accessibilità della cultura è comunque una delle grandi rivoluzioni dell’era digitale;
  • Il libro elettronico permette uno scambio di informazioni meno impattante per l’ambiente. I libri elettronici hanno bisogno di energia per funzionare ma non è necessario abbattere alberi per realizzarli.  Ne abbiamo già parlato in un post sull’ impatto dell’e-book rispetto al libro di carta come risultato di uno studio di LCA, che però alla fine premiava la condivisione di libri di carta attraverso le biblioteche;
  • Dei tanti libri che abbiamo, quanti sono quelli che, a distanza di tempo, crediamo veramente che valga la pena tenere? Ci sono libri che vogliamo consultare per un progetto, per un lavoro, che ci servono in un momento particolare della nostra vita, o semplicemente acquisti sbagliati. Per tutti questi, il solo uso della carta sembra uno spreco;
  • Al contrario, ci sono libri che una famiglia si tramanda di generazione in generazione, anche i soli libri dei nostri genitori, o donati da una persona cara, che acquistano un valore affettivo profondo. Nessun libro elettronico potrebbe rimpiazzarli;
  • Di questa lista mi piacciono molto due punti: è un piacere avere una libreria in casa, e i libri cartacei possono essere firmati dagli autori (per ora). Se è vero che non capita tutti i giorni di farsi firmare il proprio libro dall’autore, la libreria è una di quelle cose che, chi ama i libri, guarda quando entra in una casa. Una casa senza libri mi trova impreparata, mentre i libri in una libreria dicono moltissimo di una persona, sono un ottimo stimolo alla conversazione e allo scambio di opinioni;
  • I libri elettronici permettono, ad esempio, di prendere appunti e fare collegamenti. E’ un rapporto dinamico tipico dell’era digitate, tipico di quando usiamo un computer. E’ efficiente, frizzante, attivo. Associo la lettura di un libro che non sia di lavoro più ad un momento di relax, ad un tè fumante, una poltrona comoda, e a pagine di carta da sfogliare. Forse la scelta dell’uno o dell’altro dipende molto anche dal tipo di libro, dall’uso che ne facciamo e dal motivo per cui lo leggiamo.

Sono considerazioni volanti, che non mi aspetto rimangano tali a tempo indeterminato. Le rileggerò tra un annetto e vedremo cosa ne penserò.

Oggi aggiungo anche un video che mi è piaciuto molto. Parla del valore di ciò che non è visibile agli occhi, ma che ha un’enorme importanza nella nostra vita, come l’intelligenza artificiale. E che dire dell’elettricità, dell’aria che respiriamo, ma anche della coscienza, dei ricordi passati e dei sogni futuri? Tutti invisibili, ma molto presenti.

The more light there is, the less you can see. John Loyd.

Categorie: Libri