Venerdì, un libro, creatività e immaginazione

18 Gennaio 2013

Non so se sia solo la mia sensazione, ma mi sembra che la parola “creatività” sia presa più seriamente della parola “immaginazione”. La prima viene più riferita all’inventiva, all’intelligenza, la seconda alla fantasticheria, come se fosse un qualcosa che ti guida e che non sai controllare. Una cosa è dire di una persona “E’ molto creativo”, un’altra è dire “Ha molta immaginazione”. Quest’ultima affermazione in certi casi può avere anche un’accezione negativa, come per dire che è un po’ tocco.

D’altro canto una delle parole che preferisco, “visionario”, è collegata certamente al concetto di immaginazione, talmente viva da anticipare i tempi e vedere dove nessun altro vede.

Creatività e immaginazione sono due concetti per me appassionanti, e in questa intervista John Seely Brown, ricercatore specializzato in studi organizzativi, li definisce in un modo molto interessante.

Imagination is taking the strange and making it familiar

Creativity is taking the familiar and making it strange

L’immaginazione, sempre secondo Seely Brown, in questi tempi moderni ha molti più strumenti a disposizione. Le nuove tecnologie offrono la possibilità di costruire nuovi mondi come mai prima d’ora, e realizzare non solo contesti, ma anche contenuti nuovi.

Per precisare ulteriormente la spiegazione della sua definizione, il ricercatore ha aggiunto che la creatività ha a che fare con un problema concreto, mentre l’immaginazione riguarda la creazione di qualcosa che non esiste.

Interpretazioni affascinanti che mi daranno da pensare. Forse è anche vero che oggigiorno esistono tanti nuovi strumenti che ci possono aiutare ad esprimere l’immaginazione, ma io credo anche che resistano molto bene tante forme antiche di espressione la cui efficacia mai potrà venire scalfita: le parole e i segni. Leggere Gianni Rodari è cibarsi di immaginazione, a qualsiasi età.

Se non avete “I cinque libri”, vi consiglio di comprarlo e di leggere ogni giorno almeno una storiella o una filastrocca. Mi ricordo quando da piccola le leggevo prima di dormire, e per giorni mi giravano nella testa questi personaggi strampalati e improbabili e i loro mondi immaginari. Come gli uomini di vetro, che ” per parlare tra loro si levavano il cappello: senza neanche aprir bocca si leggevano nel cervello “. E che dire delle bibite del paese Bih, che le bevi e impari: ” la storia è un liquido rosso che sembra granatina, la geografia un liquido verde menta, la grammatica è incolore e ha il sapore dell’acqua minerale “. C’è un bambino che ha letto questa storia che non ha sognato di vivere lì?

Penso ai tantissimi libri di studiosi e ricercatori che aiutano a stimolare la creatività, a esercitarla e potenziarla, e mi rendo conto che c’era già tutto, in un libro come questo. Le parole di Gianni Rodari, i segni di Bruno Munari. Un libro che è una vera guida all’immaginazione.

 

Buon fine settimana.

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