La nostra serata armena

2 Luglio 2015

Ieri sera, con l’ Associazione Culturale Filanda Motta , nel nostro ufficio abbiamo ospitato un incontro sull’Armenia. Relatrice è stata Nadia Pasqual, appassionata di questo paese (giusto il tempo di passare la serata con noi che oggi è di nuovo in viaggio per le montagne armene) e autrice della prima guida in italiano su questo paese.

Non sapevamo quanto interesse ci sarebbe stato per questo argomento, soprattutto il 1 luglio e alle 18:30 di sera.

E invece tanti sono venuti, anche da lontano, e molti che non sono riusciti a passare ci hanno detto che spererano in una replica. Non ci sarà una replica, ma ecco un breve resoconto sulla serata.

Nadia è una relatrice che sa catturare l’attenzione del pubblico, mescolando immagini, storia, paesaggi, aneddoti, arte e cultura in un racconto che si ravviva continuamente.

L’Armenia confina con Georgia, Iran, Turchia e Azerbaigian; dei quattro gli ultimi due confini sono chiusi e non attraversabili.

La civiltà armena nasce nel VII secolo nell’Anatolia centrale ai piedi dell’Ararat, monte sacro per il popolo armeno, anche se si trova in territorio turco. E’ un paese interamente montuoso, con un’elevazione media attorno ai 2000 metri. Non ha uno sbocco sul mare e l’unico grande bacino d’acqua è il lago Sevan, raggiungibile agevolmente dalla capitale Yerevan e amato luogo di villeggiatura e di svago per gli armeni.

La lingua armena è molto antica, 3000 anni, mentre la scrittura è stata appositamente creata nel V secolo da un ecclesiastico incaricato di sviluppare un alfabeto che permettesse di trascrivere innanzi tutto la Bibbia, ma anche altri testi, permettendo così lo sviluppo e lo scambio culturale. La Biblioteca Malenadaran di Yerevan, con i suoi 17000 manoscritti antichi, racchiude il cuore del percorso culturale della civiltà armena, ed è una tappa obbligata se si visita il paese.

Altro luogo imperdibile nella capitale è il Memoriale del genocidio, nel quale brucia la fiamma eterna.

Benché gli armeni siano stati ripetutamente violati e attaccati nel corso dei secoli, quello che ha avuto inizio proprio 100 anni fa, il 24 aprile 1015, è stato un vero e proprio piano di sterminio della popolazione e della cultura di un popolo. Il genocidio è costato la vita a 1,5 milioni di armeni, in un territorio prima abitato da 2 milioni di persone.

La capitale Yerevan, oggi abitata da 1,2 milioni di persone, si è sviluppata nel 1800 con l’occupazione dell’impero zarista, che ha dato forma alla città che conosciamo oggi.

Nel 1991 lo stato è diventato indipendente dall’Unione Sovietica.

L’Armenia è il primo paese convertitosi al cristianesimo, e la storia di questa scelta è legata al Monastero di Khor Virap. Qui, infatti, si dice che San Gregorio (lo stesso San Gregorio Armeno a cui è dedicata la famosa chiesa di Napoli) sia stato imprigionato, torturato e gettato in una fossa dal re, perché si rifiutava di pregare gli dei pagani. In questa fossa rimane per 13 anni, riuscendo miracolosamente a sopravvivere. Viene rilasciato solo quando la sorella del re, che nel frattempo si è ammalato, in sogno ha una visione secondo la quale l’unica persona in grado di salvarlo sarebbe proprio San Gregorio. Quando al cospetto del santo il re guarisce, in segno di riconoscimento l’intera corte e tutto il popolo si convertono al cristianesimo.

La chiesa armena è orgogliosamente autonoma da qualsiasi altra chiesa, e ha la propria Santa Sede nella cattedrale di Echmiadzin, la prima chiesa che San Gregorio fa erigere dopo la conversione. Secondo la leggenda Dio avrebbe dato in sogno indicazioni sul luogo in cui far erigere la cattedrale, anche se ricerche hanno permesso di appurare che, in questo come in altri casi, l’edificio è stato costruito dove prima vi era un luogo di culto pagano.

Qui si trova anche il seminario in cui vengono formati i sacerdoti armeni. Un aspetto interessante della chiesa armena è che i sacerdoti possono sposarsi, ma nel caso in cui desiderino dedicarsi alla carriera ecclesiastica devono necessariamente rimanere celibi.

Se visitate la Sante Sede la domenica verso le 11, potrete assistere ad una suggestiva processione.

Questo è invece l’unico tempio pagano ancora rimasto in Armenia, ed è risalente al 1 secolo.

Visitando il Monastero di Tatev, posto su un altopiano nell’Armenia sudorientale, si ha la possibilità di salire sulla più lunga funivia del mondo, ben 6 km, che in 10 minuti permette di attraversare la vallata e raggiungere questo magico luogo.

Tutte le foto che qui riporto sono di Nadia Pasqual. Non ho purtroppo fatto in tempo a fotografare l’immagine del monastero in tutta la sua bellezza, quindi eccone una tratta da Wikipedia. Ne valeva la pena.

Non posso non tralasciare quello che è uno dei miei sogni, la possibilità di visitare un caravanserraglio della via della Seta. Un ramo di questo percorso antico passava proprio per questo territorio, e i caravanserragli sono ancora oggi non solo presenti, ma anche facilmente accessibili e  ancora utilizzati per scampagnate e grigliate dalla popolazione locale.

E visto che ho accennato al cibo, Nadia ci ha offerto una carrellata di fotografie sui piatti tipici, il modo in cui è cotto il sottilissimo, caratteristico pane, le verdure e, appunto, la carne alla griglia.

Anche la coltivazione della vite ha una storia antichissima in questi luoghi, tanto che scavi archeologici hanno permesso di ritrovare un sistema di vinificazione di 6000 anni fa, uno dei più antichi al mondo finora scoperti. Sembra che il cognac prodotto dalle viti che nascono ai piedi dell’Ararat sia molto conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Finisce qui il nostro viaggio, che a me ha lasciato molte nuove informazioni e una gran voglia di partire.

Se volete approfondire, ecco il libro di Nadia Pasqual.

Un ringraziamento a Nadia e a Rossana Faggian per avercela fatta conoscere e aver reso possibile questa serata.

Dopo l’estate, seguiteci per altri nuovi appuntamenti culturali.

Categorie: Auguri ed Eventi