Transizione verde: un aggiornamento su consumatori ed Ecodesign

5 Marzo 2026

Nell’ultimo anno e mezzo, attraverso la rubrica Transizione verde, abbiamo seguito l’evoluzione delle principali politiche ambientali dell’Unione Europea. Dopo aver completato una panoramica delle norme cardine, dalla direttiva Empowering consumers for the green transition e quella sui Green Claims al regolamento Ecodesign for sustainable products (ESPR), questo articolo propone un aggiornamento sugli sviluppi degli ultimi mesi.

A fine settembre 2025 la Commissione europea ha annunciato un importante passo avanti nell’attuazione della direttiva Empowering consumers for the green transition, con la pubblicazione di nuovi strumenti di informazione ed etichettatura pensati per responsabilizzare i consumatori e promuovere prodotti più durevoli.

La Commissione ha presentato un avviso obbligatorio e un’etichetta europea armonizzata, che sarà applicabile ai prodotti venduti sul mercato dell’UE. L’obiettivo è duplice: da un lato informare in modo più chiaro i consumatori sui propri diritti, dall’altro incentivare scelte di acquisto orientate alla durabilità, sostenendo la domanda di soluzioni circolari.

L’avviso obbligatorio spiega in modo semplice i diritti legati alla garanzia legale e fornisce indicazioni pratiche su come gestire prodotti non conformi. L’avviso dovrà essere esposto in maniera chiara in tutti i punti vendita dell’UE, sia fisici sia online.

Fonte: https://commission.europa.eu/document/download/a169af63-90f9-44b5-80c5-24574ac4fa15_en?filename=EU%20legal%20notice.pdf

La normativa UE prevede una garanzia legale minima di due anni, che obbliga il venditore a riparare o sostituire gratuitamente il prodotto non conforme, con possibilità di rimborso o riduzione del prezzo in casi specifici.

Accanto all’avviso obbligatorio, viene introdotta una nuova etichetta di prodotto volontaria, destinata alle imprese che offrono una garanzia di durata superiore ai due anni standard. L’etichetta copre l’intero prodotto e non comporta costi aggiuntivi per il consumatore, diventando così uno strumento di valorizzazione per le aziende che investono in qualità e durabilità.

Fonte: https://europa.eu/youreurope/citizens/consumers/shopping/commercial-guarantee-durability/index_it.htm

Inoltre, dal 20 giugno 2025, tutti i nuovi smartphone e tablet immessi sul mercato europeo devono riportare un’etichetta energetica aggiornata che include anche un punteggio di riparabilità, oltre ai parametri già previsti. Si tratta della prima categoria di prodotto soggetta a questo obbligo informativo, destinato a estendersi progressivamente ad altri gruppi merceologici con l’adozione delle relative misure esecutive.

Fonte: https://www.mediaworld.it/it/content/smartphone-e-gadget/etichetta-energetica-smartphone

Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 27 marzo 2026. L’avviso e l’etichetta inizieranno a essere visibili sul mercato a partire dal 27 settembre 2026.

Nel novembre 2025 l’Italia ha recepito la direttiva, riconoscendone il valore come strumento a supporto dei consumatori e della trasparenza nelle scelte di acquisto, in linea con gli obiettivi della transizione verde europea.

Un secondo aggiornamento rilevante riguarda il regolamento ESPR. A febbraio 2026 la Commissione europea ha adottato atti delegati e di esecuzione per dare attuazione a un punto significativo del regolamento: il divieto di distruzione di abbigliamento, accessori e calzature invenduti.

Ogni anno in Europa si stima che tra il 4% e il 9% dei tessili invenduti venga distrutto prima ancora di essere utilizzato. Questa pratica genera circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂, un valore paragonabile alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021.

L’ESPR introduce due obblighi principali per le imprese: la divulgazione delle informazioni sui prodotti invenduti smaltiti e il divieto di distruzione di abbigliamento, accessori e calzature invenduti.

L’atto delegato definisce in modo preciso le deroghe ammesse, limitandole a circostanze giustificate, come motivi di sicurezza o danneggiamento dei prodotti. Il rispetto delle norme sarà monitorato dalle autorità nazionali.

Parallelamente, l’atto di esecuzione introduce un formato standardizzato per la divulgazione dei volumi di beni invenduti smaltiti.

Il divieto di distruzione dei prodotti tessili invenduti si applicherà:

  • alle grandi imprese a partire dal 19 luglio 2026;
  • alle medie imprese a partire dal 2030.

Gli obblighi di divulgazione previsti dall’ESPR sono già in vigore per le grandi imprese e si estenderanno alle medie imprese nel 2030.

Nel complesso, le nuove regole spingono le aziende a ripensare la gestione delle scorte e dei resi, favorendo alternative allo smaltimento come la rivendita, la rigenerazione, la donazione o il riutilizzo.