Transizione verde e il settore dell’abbigliamento

19 Maggio 2026

Il settore dell’abbigliamento è responsabile di una quota compresa tra il 5% e il 10% delle emissioni globali di gas serra. Oltre all’impronta carbonica, il settore contribuisce massicciamente all’esaurimento delle risorse idriche, all’eutrofizzazione e all’inquinamento chimico lungo catene di fornitura globalizzate e complesse.

Tra il 2000 e il 2024, la produzione globale di fibre è più che raddoppiata, raggiungendo i 132 milioni di tonnellate, alimentata da modelli di consumo rapido che generano una sovrapproduzione cronica: si stima che ogni anno il 30% dei capi prodotti rimanga invenduto. Su questi temi, i nostri partner australiani di Lifecycles hanno pubblicato un approfondimento molto interessante che ne analizza le implicazioni globali.

Per contrastare questa deriva, l’Unione Europea ha introdotto un quadro legislativo senza precedenti, il cui pilastro è il Regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR), volto a rendere i prodotti sostenibili lo standard nel mercato unico. Tra le misure più incisive figurano:

  • Divieto di distruzione dell’invenduto: a partire dal 19 luglio 2026, le grandi imprese non potranno più distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Questa pratica genera oggi circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 annue solo in Europa.
  • Passaporto Digitale dei Prodotti (DPP): un obbligo che impone la trasparenza dei dati a livello di singolo prodotto per migliorarne tracciabilità, riparabilità e riciclabilità lungo l’intero ciclo di vita.
  • Regimi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR): l’istituzione di sistemi in cui i costi di gestione del fine vita dei tessili sono a carico dei produttori, incentivando concretamente la durabilità e la circolarità.

Per approfondire i contenuti del regolamento, vi invitiamo a consultare i nostri articoli dedicati all’ ESPR e all’adozioni di atti delegati e di esecuzione.

In questo contesto di crescente pressione normativa, le aziende necessitano di strumenti agili per misurare e dichiarare le proprie prestazioni. Tra le varie soluzioni possibili, SimaPro propone  il Compliance pack Abbigliamento – PEF, un modello LCA preconfigurato e pienamente allineato ai requisiti PEFCR (Product Environmental Footprint Category Rules) per abbigliamento e calzature.

Fonte: 2B Srl

Questo strumento permette di generare impronte ambientali senza dover costruire modelli da zero, garantendo la conformità ai requisiti ESPR, ai futuri DPP e agli schemi nazionali come l’Eco-score francese. Grazie a una struttura di calcolo standardizzata basata sul database ecoinvent, il modello consente di adattare l’analisi su intere collezioni stagionali, identificando gli hotspot tra fibre, processi di tintura e trasporti. Maggiori informazioni sono disponibili nella nostra pagina dedicata.

Oltre alla distribuzione e al servizio di assistenza per l’Italia del software SimaPro e dei Compliance pack, 2B offre un servizio esperto di consulenza LCA. Con oltre vent’anni di esperienza, il nostro team accompagna le organizzazioni lungo l’intero percorso di sostenibilità. Garantiamo una solida base scientifica, elemento indispensabile quando si utilizzano materiali innovativi che richiedono modellazioni su misura. La LCA diventa una leva strategica di ecodesign, che supporta le aziende nell’individuare riduzioni di impatto e di costo, ottimizzando i processi produttivi in ottica circolare.