Appunti di storia sulla LCA

28 March 2024

Il primo “studio LCA” viene condotto e pubblicato da Coca Cola tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. La leggenda narra che tutti gli esperti del settore ne abbiano sentito parlare ma che nessuno sia mai riuscito a vederlo. Noi ne abbiamo una copia e la storia è raccontata nel nostro blog.

Coca Cola con questi studi aveva voluto analizzare il ciclo di vita di ogni packaging della propria bevanda per capire quale preferire. L’analisi aveva fatto emergere che tutti gli imballi hanno un impatto e, quindi, non c’è una soluzione ideale. Nessun contenitore viene escluso, bensì questa era stata l’occasione per invitare i fornitori a intervenire sugli hotspot e a migliorare il proprio prodotto. È in questa occasione che il settore dell’alluminio comincia a collaborare con i governi locali per rendere più efficienti i sistemi di riciclaggio, andando a ridurre di oltre il 90% l’energia utilizzata nell’intero ciclo di vita.

Tra la fine degli anni ’80 e il decennio successivo, negli Stati Uniti, la crescente preoccupazione per la gestione dei rifiuti solidi generati dalla società stimola successivi approfondimenti attraverso la LCA, come ad esempio quello sull’uso di pannolini usa e getta.  Se l’uso di pannolini usa e getta riduceva la quantità di pannolini da gestire come rifiuti, l’uso di quelli lavabili presentava problematiche diverse, ad esempio nella fase d’uso. Cominciavano a delinearsi le potenzialità della LCA, ad esempio che lo strumento non dà risposte assolute ma la sua forza è quella di permettere decisioni informate.

Negli anni ‘90 diversi workshop organizzati da SETAC (Society of Environmental Toxicology and Chemistry), permettono di approfondire e sviluppare i principi metodologici chiave e la struttura per identificare gli impatti ambientali associati al ciclo di vita dei prodotti. I libri e le guide con i risultati dei workshop hanno rappresentato la base del lavoro che SETAC ha svolto con l’International Organization for Standardization (ISO), US EPA (U.S. Environmental Protection Agency), UN Environment Programme–SETAC Life Cycle Initiative, oltre a diverse altri organismi internazionali.

L’ultima decade del secolo scorso è quella della standardizzazione, con la pubblicazione della ISO 14040 nel 1996, e la nascita di riviste scientifiche quali Journal of Cleaner Production, International Journal of LCA e il Journal of Industrial Ecology.

Con il nuovo secolo cresce l’uso della LCA, che rimane comunque ancora relegata in ambito più tecnico e di ricerca e sviluppo. Nel 2002 nasce la Life Cycle Initiative dalla collaborazione tra UNEP (United Nations Environment Programme) e SETAC mentre nel 2005 prende vita la European Platform on Life Cycle Assessment, per la promozione della qualità dei dati, metodi e studi a supporto del processo decisionale a livello comunitario.

In questo periodo di LCA si parla molto in ambito scientifico, ma ancora poco a livello divulgativo per i nostri esperti.

2B da oltre 20 anni segue questi sviluppi, e ancor da più tempo il suo responsabile scientifico Leo Breedveld, nel suo lavoro precedente di introduzione della LCA nella politica delle acque nei Paesi Bassi.

In questo percorso importante a livello internazionale, piccolissimi sono i semi che anche noi di 2B abbiamo piantato, ma ci piace ricordare tutti i laboratori che in quegli anni abbiamo organizzato nelle scuole formando su queste tematiche centinaia di bambini e ragazzi.

Nel 2013 il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano inaugurava la sezione rinnovata di “Da cosa nasce cosa. Il ciclo di vita dei prodotti”, crediamo il primo esempio in Italia di LCA raccontata ai non esperti. Per noi all’epoca era stato un onore essere in parte coinvolti condividendo la nostra esperienza. In collaborazione con Arper e Lavazza, abbiamo condiviso il ciclo di vita del sistema “A Modo Mio” per la preparazione domestica di una tazzina di caffè espresso e il ciclo di vita della seduta Catifa 46.

Di recente siamo tornati in visita al museo e siamo stati molto contenti di vedere il nostro lavoro ancora esposto. Visitando questa sezione è possibile scoprire cos’è la LCA, la sua struttura e perché le aziende decidono di svolgere o commissionare uno studio. L’esposizione ricorda che, oltre alla LCA, esistono altre discipline per la valutazione degli aspetti economici (LCC) e di quelli sociali (S-LCA). Considerare nel loro insieme queste tre tipologie di analisi permette di fare un passo avanti anche nella progettazione di nuovi prodotti.

La LCA sta evolvendo in modo importante; lo vediamo nella portata ed entità dei progetti che svolgiamo e nel ruolo che ha assunto del tempo, ora strategico.

ACLCA (American Center for Life Cycle Assessment) ha pubblicato il libro “The power of Life Cycle Assessent – Data driven decision making for environmental sustainability), da cui traiamo e adattiamo questi 4 punti per l’uso della LCA come strumento orientato al futuro a supporto del processo decisionale e del miglioramento:

  1. Strategia prima di tutto: la prima regola d’oro è: “Se non sai dove vuoi andare poco importa che strada prendi” (da Alice nel paese delle meraviglie). Conoscere i propri obiettivi è fondamentale per poter usare i risultati in modo strategico
  2. Usare il Life Cycle Thinking: usare un approccio di pensiero sistemico per comprendere la complessità; ogni elemento infatti fa parte di un sistema e il prodotto si interfaccia con diversi sistemi più ampi
  3. Quantificare con la LCA: una volta mappato il sistema, la LCA fornisce gli approfondimenti necessari a guidare decisioni informate
  4. Misurare e migliorare la circolarità del prodotto: applicare la LCA è solo l’inizio; i risultati possono essere utili per la comunicazione, ma rappresentano una piccola parte delle potenzialità di questo strumento
Categorie: Life Cycle Thinking